Migliaccio del nonno Sarri
Ingredienti
250 gr di farina di castagne acqua q.b 1 cucchiaio di zucchero 1 cucchiaio di cacao in polvere un pizzico di sale 1 cucchiaio di olio pinoli, uvetta, noci, mandorle ed aghi di rosmarino  
La ricetta
  • Unire gli ingredienti ed amalgamarli con una frusta, la quantità dell'acqua deve essere tale da formare un composto cremoso, lasciare riposare una mezz'ora poi versare in una teglia, cospargere con uvetta , pioli noci e rametti di rosmarino, aggiungere altro olio sulla superficie. Cuocere in forno caldo 180 ° C per circa 25-30 minuti.
La mia storia
Questa ricetta , tipica toscana, frutto del raccolto dell’autunno, mi ricorda la mia infanzia. Da piccola , quando possibile , amavo trascorrere il tempo con il mio nonno materno, un ometto speciale e pieno di mistero, dal nome di sicuro particolare Baldassarre, come uno dei Re magi, ma da tutti chiamato amichevolmente Sarri. Ogni volta che trascorrevamo del tempo insieme , mi raccontava un sacco di storie ed avventure di quando era giovane, della guerra in Africa, del rientro avventuroso dopo aver rubato gli stivali fuori di una tenda di soldati nemici, dei mille mestieri che aveva fatto per sbarcare il lunario, soprattutto di quando si era finto un gran cuoco per sfuggire alla guerra in trincea, e venne subito impiegato nella mensa degli ufficiali. Era in quella occasione che scoprì la passione per la cucina, ed effettivamente era proprio bravo soprattutto nel fare i dolci. Amava raccontare, e di sicuro infiocchettare le sue peripezie, ed io affascinata lo guardavo ammirata come se fosse un super eroe. Tra i fornelli , farine , uova e cioccolato, per ogni dolce che preparava aveva una storia rocambolesca da raccontare. Quella relativa a questo dolce era la più fantasiosa, chi sa quanto di vero ci stava dietro, ma poco importa, il gusto che si rinnova ogni volta che lo preparo seguendo i suoi minuziosi consigli mi riporta alla memoria del cuore il mio nonno eroe, tanto amato. Sminuzzando pinoli, mandorle e noci con il coltello, il rumore della lama sul tagliere riporta alla memoria del nonno il passo dei soldati tedeschi che si stavano avvicinando ed inizia con il racconto... Mi trovavo nel bosco , era autunno e dovevo trovare un rifugio per la notte stava anche iniziando a piovere, in lontananza c'era una casetta in pietra, i miei amici partigiani avevano preso strade diverse e li immaginavo già al sicuro. Conoscevo quelle montagne come le mie tasche, e sapevo bene che in quella zona abitava una signora di nome Amelia. Le voci dei soldati riecheggiavano tra la gola della montagna e con esse il rumore dei passi e l'abbaiare dei cani. La pioggia rallentava per fortuna le ricerche, e con l'aiuto delle nubi che stavano calando e avvolgendo tutti gli alberi e cespugli riuscii a trovare riparo in un essiccatoio dove i locali riponevano le castagne per poi macinarle e farne farina. La notte stava calando e il vento si faceva più forte, la pioggia ormai battente nascondeva il rumore dei nemici che allontanavano ero ormai salvo. Il mattino seguente alle prime luci dell'alba infreddolito affamato ripresi il cammino fino ad arrivare alla casa della vecchia Amelia che mi accolse e rifocillò con un bicchiere di latte caldo pane e un piccolo pezzo di migliaccio.
francesca, AR il 21 luglio 2018